E’ marzo. No. E’ Aprile. C’e l’ora legale infatti. Considero una proposta di lavoro e tuitto allo stesso tempo. Non ho dati sufficienti per esaminare la proposta. Che cazzo sto pensando, dunque? Sai quando ti arrovelli. Ti avviti. E infine o implodi o ti svegli? Ecco, mi sveglio.   E capisco che è uno di quei momenti nella vita in cui muesli al posto della marmellata fa tutta la differenza.  La tazza di muesli mi guarda. Io guardo l’iPhone. Li amo entrambi. Arriva un tweet. Rispondo. E’ il mio lavoro. Part time.  Possono  convivere cose apparentemente lontanissime? Diciamo tipo muesli e marmellata? Io sono abituata a mettere la marmellata sul pane e il muesli nel latte. Distanza incolmabile. D’istinto metto la marmellata nel latte col muesli. Funziona! E’ buonissimo. Certo non guadagnerò consensi. Raramente accade seguendo sé stessi. Tuttavia si può essere ispiratori. Innovatori. Muse. Improvvisamente mi pervade una grande libertà. Come la inspirassi. Causa lo scardinamento dei lucchetti nei recinti mentali.  C’è un grande spazio ora. E ogni cosa convive in libertà. Come se le costellazioni fossero solo stelle nell’universo. Ed io le intuissi invece di legarle tra loro. Vibra il cell. Scivola il dito e sfiora il tasto vivavoce.

” Vic?”

“Si cara, buongiorno!”

“Vic registriamo! E’ fatta.  Hanno accettato. Ho firmato il contratto! Arrivo Vic. Festeggiamo!!!”

“Sarà il caso di vederci stasera Clò?”

“Dai! Passo un attimo mentre vado in sala prove”

“E sia. Dai. Bai”

Sono più felice ora. Claudia ha messo tutta se stessa in questo primo album. Canta brani jazz. Ha un’estensione e un timbro della voce da brivido. L’aspetto. E nell’attesa revisiono il soggetto che sto scrivendo. Fantascienza. Si tratta di mettere nel presente qualcosa che appartiene al futuro e che si svolge nel passato. Mmmmmhhhh. Ci penso un po’. Poi mi ricordo di una lezione di fisica in cui si spiegava come viaggia il tempo. E’ chiaro che il tempo viene dal futuro e ce lo lasciamo alle spalle. Chiarissimo. In effetti tutto emerge ora poi scompare. Come una figura evanescente che si forma, poi evapora. O svanisce. Un film in definitiva. Suona il citofono.

“Non dire che sei a dieta Vic, che ho portato il brunch!”

“Caspita già è così tardi?”

“L’album si chiamerà ‘Jazzyster’, ti piace?”

“Mica male. L’hai pensato tu il nome?”

“Sisi. Tutte le parole son le mie. La musica del trio”

Dispieghiamo ogni sorta di ben di dio sulla tavola. Dall’ananas alle uova sode. Centrifuga arance, mele, carote. Caffè. Azimo. Oddio non ce la faccio con la lista! Claudia è un fiume che non si può arrestare. Entusiasta. Fresca. Felice. Dice “Oggi non sei la stessa. Dai sputa il rospo! E non dire di no che ti brillano le pupille, su” “Solo un’idea. Veramente mi sono tolta un macigno da qui” dico indicandomi la fronte. “Ho solo dato una rimescolata all’interno Clò. Riordinato senza categorie. Ecco, mi sento più leggera. Tutto qui” “Allora non è un uomo!” “No Clò, nessun uomo nelle mie pupille ahah!” “ Ma c’era qualcuno, o mi sbaglio?” “Non è una relazione Clò. E’ sentire insieme. Serendipity. E’ diverso.” “Riesci a illuminare anche le nuvole Vic. Sei unica.” “E tu che schiudi il cielo con la voce?” Ecco, buttata lì, come fosse niente. Come fosse amore.

oro

oro 

E’ vero i media sono lì per comunicare. Ma ultimamente sembra urlino più del solito. Sui social media la cosa non è diversa. Ogni opinione sembra avere dell’assoluto. Ovviamente no. Queste  relative idee, sono solo clamore. Assordano. Chi dice annebbiano. Sembra accrescano la confusione. Ignari i tasti battono parole che volano poi di bocca in bocca. Di scrittura sensata abbiamo bisogno. Perché io so di scrittori che necessitano solo di dir la verità dei fatti. Ma congetture è affare diverso. Queste costruiscono montagne di ipotesi spacciate per vere. Concatenando supposizioni si creano punti di vista. Distanti. Fonte di ogni falsità.

Allora albeggi il silenzio. Tra me e te. Tra voi e noi. Nasca una pace nel cuore. Come un’assenza di memoria ci ripulisca la mente dal discorso già pensato. Lascio aggregarsi immagini al mio interno. Figure, paesaggi, astratti.  Colori calmi. Lo schermo bianco prende forma. Che nulla esiste senza. La forma silente che non disturba. Neanche turba. Leggermente si posano dietro gli occhi le immagini quiete. Lasciando spazio interiore. Calma sublime. Silenzio assoluto. Assenza emotiva non fosse per un po’ di tepore neutro. Leggera empatia disegnata sul cuore. C’è vita silente e parole mute, senza bisogno d’esser dette.

Ho ascoltato mentre immaginavo il futuro. E sapevo ch’era un altro presente diverso da ieri. Mai immaginato così. Nato semplicemente o affiorato in un nuovo giorno. Nelle menti di una moltitudine di genti. Per ogni dove. Per te, per me. Per voi, per noi. Senza poter tornare indietro, grazie al cielo. E staccati dal parlato. Maggiormente aderenti a sé stessi. Avendo trovato una radice di vero in una unica realtà. Ecco, così, seduta a gustare un gelato al gusto di fragola e pistacchio. Guardando il mare di Sicilia. E ricordando Pitagora. Senza più vane parole. Solo a scherzar co’ l’alfabeto.

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Auguri Presidenta! Leggi il seguito di questo post »

Elezioni-2013-432x328Aver votato e trovarsi nell’empasse. Paradossale. Italiano, anche. A pensarci infatti, ogni Paese ha le proprie peculiarità. Noi abbiamo questa. La strana politica. Votiamo e che succede? La Camera dei Deputati ha una maggioranza, il Senato della repubblica un’altra. E non è tutto. Arrivano in Parlamento le *Persone Comuni* con il Movimento 5 Stelle. Che fenomeno! C’è da chiedersi: cosa accade? Bè un’idea potrebbe essere la seguente. I partiti maggiori non danno fiducia al Paese, che ha, più che voglia, urgenza di cambiare. Allora io elettore vado a votare e cosa voto? Al Senato voto il mio vecchio, rassicurante, partito, sperando che stavolta intervenga in modo costruttivo e per il bene comune. Ma non mi convince più che tanto, sicchè alla Camera “ci provo” con Grillo, e il Movimento 5 Stelle. Risultato: boom del Movimento. Perché in effetti, quel 25% circa di voti presi, non è solo voto di speranza. Sono voti di gente non corrotta. Quale che ne sia il motivo, comunque è gente sana. E l’assioma funziona: sei portatore di idee sane.
Il web è l’estensione del Movimento. Questo segue i due giorni di voto con l’hashtag #elezioni2013, insieme a milioni di italiani. E fanno rete. Ma proprio perché fanno rete e sono giovani “sognatori”, mettono in circolo la “voglia di cambiamento” condivisa da molti. Al di là delle bandiere. Infatti gli si rimprovera di non avere ideali. Quegli stessi ideali che hanno fatto fallire a metà strada tutti i Movimenti precedenti. Gli si rimprovera di aver avuto successo finora. E ci si chiede come si affronti la questione nelle abitazioni in cui convivono vecchi padri e giovani “bamboccioni”. Che poi tanto bamboccioni non sembrano essere. Fortuna ci viene incontro l’ aria pacata dei neo Senatori 41enni e Deputati neolaureati. Tranquilli, sicuri di sé. Hanno una Vision, che li ha guidati fin qui. E non chiamatela guru.

Oggi 8 marzo, festa di mia nonna, è il mio anniversario di separazione. Vero eh, non scherzo. Un anno. Di libertà. Si perché in effetti era una di quelle storie d’amore così belle che ti ci avviluppi dentro. Ti ci arrotoli, come d’inverno nelle coperte. E lasci che ti accarezzi lievemente, ti strapazzi tra le lenzuola, e ti baci fino allo sfinimento. Una di quelle bellissime storie passionali e amorose insieme che te ne innamori solo a pensarla. E poi quando la pensi cammini ad un palmo da terra. Rulli e decolli, come gli amanti-volanti di Chagall. E strada percorrendo, scie lasciandosi dietro, perdi di vista gli amici. E loro te. Semplicemente non li chiami più. E smettono di farlo anche loro. Tutto procede bellissimamente e passa il tempo. Ognuno della sua propria lunghezza. Settimane, mesi o anni. Un comun denominatore delle storie d’amore è il tempo. Mentre tu intanto voli più alto che puoi e magicamente è l’unico momento della tua vita in cui ti libri ad altissime quote nella stratosfera e non hai paura a guardare nel vuoto sottostante. Anzi quel vuoto speri che aumenti un po’ più. Nessuna vertigine. Lo chiamano amore. Io lo chiamavo Splendore. Mi brillava tutto, anche i capelli. Così accadde che in un giorno di marzo tutto sparì. Anzi svanì, così come era apparso e senza un perché. Proprio l’otto di marzo. Io mi sono sentita come se mi avessero slegato dalla sedia dove ero stata tenuta legata e imboccata di tutte le leccornie del mondo. Vivendo legata, volando legata. A quell’amore. E così sciolta mi prese la vertigine che non avevo avuto mai prima. E una specie di euforia mi faceva ridere irragionevolmente. Ero sola, felice e libera. Una bella combinazione. E siccome era la festa di mia nonna, andai a trovarla e le portai un dolce con la forma della sua isola con sopra le meraviglie architettoniche zuccherose in marzapane e sotto una mare di glassa. Lei, siciliana, rimase basita, ci affondò un dito dentro e se lo leccò, come una bambina. Come facevo io, anche. Poi chiese di quell’amore ed io gli mostrai il petto e gli feci segno che era ancora tutto la, nel mio cuore. Solo nel cuore. Anzi no, anche nel cielo, e un po’ nel mare e nelle alghe. Era come se si fosse aperto il cuore, lasciando volar via il sentimento. E questo avesse contaminato il vivente, tutto il vivente. Così ora vivevo di un amore più grande ancora. Così grande che non lo potevo abbracciare, solo immaginare. E lei chiese: “ come è potuto accadere? E io le raccontai: “Vedi nonna, era l’otto di marzo. Camminavo sola di notte per la città. E incontrai un uomo. Quell’uomo si innamorò e volle fare l’amore con me. Io mi innamorai e feci l’amore con lui. Così lui entrò, aprendo la via del sesso, ed io lo accolsi, aprendo la via dell’amore. Fu il cerchio dell’ estasi. Ci amammo fino all’alba. Poi quando uscì il sole il cuore si aprì, l’amore uscì e lui svanì. Ecco nonna come è accaduto”
Allora la mia cara nonna mi guardò e mi disse “E’ così che sei diventata una donna. Da bambina eri un tesoro. Ora sei un tesoro più grande”. Poi socchiuse gli occhi e sorrise.
OTTO MARZO

MEDIA, SOCIAL MEDIA E LIBERTA’ DI STAMPA

In Italia la libertà di stampa è sancita dall’Art. 21 della Costituzione. In breve, l’articolo enuncia la garanzia che lo Stato deve provvedere a favore della libertà di parola del cittadino. E fin qui ci siamo. Ognuno può, e quindi, dice “la sua”. Ma cosa succede quando “la sua” finisce sulla carta stampata, in tv, in radio etc…? Ecco, in teoria tali canali media dovrebbero riportare il fatto in sé. Ovvero l’informazione. In pratica, in Italia, assistiamo ad un allineamento dei media ai partiti. E tu giornalista, che voti per un partito, come puoi essere super partes? Cosa sei, scisso? Allora diciamo chiaramente che l’idea di media al di sopra delle parti è un’ utopia. E facciamo i conti con giornali e televisioni condizionati dall’establishment. Condizionati a tal punto che spesso non ne sono neanche consapevoli. O, peggio, non desiderano esserlo. Faccio un esempio un po’ banale, e perciò divulgativo, che ci permette di comprendere cosa si intende. Tutti sappiamo più o meno dell’esistenza del marketing e di come il marketing rimandi istantanee della cosiddetta “società dei consumi”. Bene, vi siete mai chiesti quanto il marketing influenzi la prima pagina di un quotidiano? E questo chiamiamo libera informazione. Le emozioni forti vendono. Vai col mostro in prima pagina. Il bias di conferma vende. Allora scrivi di credenze profondamente radicate. Lo scandalo, lo scoop, ha sempre venduto. Sbatti lì le intercettazioni e venderai di certo. Ecco, c’è la questione di come viene trattata la notizia. Che non è più la regola delle cinque W, anglosassone. E’ piuttosto un amalgama di vita privata, professionale e sociale del soggetto. Perché si deve raccontare una storia, non solo. Si deve raccontare una storia che vende. Questa è solo parte di una realtà mediatica. Un’altra parte riguarda la politica. Come si diceva, i media sono più o meno allineati all’operato di questo o quel partito. E’ lapalissiano: i giornali prendono finanziamenti pubblici che gli sono erogati dalle forze politiche. Non c’è spazio tra i due soggetti per la libertà di stampa. I due sono “appaiati”, o, se preferite, impattatati nelle reciproche “necessità”.
Le somme erogate negli anni 2006-2009 le trovate qui: http://www.senato.it/application/xmanager/projects/senato/attachments/dossier/file_internets/000/006/412/NB12.pdf
Dunque, quale futuro per la libera informazione? Un aiutino viene dai social media. La società si trasforma e porta con sé nuove tecnologie. Twitter è l’uccellino dove l’informazione arriva in tempo reale dalla fonte. E per spingerci più avanti nel presente parliamo di streaming. Ovvero l’informazione senza mediazione. Per dirla secondo il principio di Reconnection: “dal produttore al consumatore”.

Ribloggato da o'Pen:

Accadde a Italia

“Io non me l’aspettavo ‘sta Cosa. Nono. Tutto ma non LaCosa. E’ che ormai mi ero abituata all’esistenza di certa cafonaggine retrograda! Cioè, abituata no eh! Diciamo ne vedevo molta in giro. Nel giro di chi conta, intendo. Nel giro del Governo, per dirvela tutta. E trovarmi così all’improvviso tra le mani di gente per bene. Gente onesta, che lavora, ha famiglia, cresce i figli alla meglio, tra le schegge impazzite di una società di malaffare.

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Accadde a Italia

“Io non me l’aspettavo ‘sta Cosa. Nono. Tutto ma non LaCosa. E’ che ormai mi ero abituata all’esistenza di certa cafonaggine retrograda! Cioè, abituata no eh! Diciamo ne vedevo molta in giro. Nel giro di chi conta, intendo. Nel giro del Governo, per dirvela tutta. E trovarmi così all’improvviso tra le mani di gente per bene. Gente onesta, che lavora, ha famiglia, cresce i figli alla meglio, tra le schegge impazzite di una società di malaffare. Giovani che studiano, cercano un lavoro, fanno rete. Che sono aggiornati e si danno da fare, permeati d’ironia. Ragazze libere di dire culo. E i nonni, quelli saggi di una volta. Ecco, gente così, che non se la tira e si vuol bene. Già questa sarebbe una novità. Ma no, c’è di più. Qui è tutto un Movimento che a guardarlo da fuori sembra complesso. A starci dentro fluisci con te stesso che è una bellezza. Secondo me è perché si sogna insieme. Si vabbè. Ma è anche perché c’è un tempo per LaCosa giusta al momento giusto. E chi c’è c’è. Funziona così. Senza la spiega. Io li ho visti. Sono una testimone. Ero lì, affacciata a twitter per vent’ore. Col culo piatto ormai. E loro daje a scrivere tweet. #ItaliaADestra #ItaliaASinistra #ItaliaDestraESinistra. “Eeeeh siiii! Macheseimatto! Ci stanno pure i fascisti dentro. Poi voglio vedere come governano.” Ti ho sentito che lo dicevi a un ragazzo con le stelle. E che vuoi fare? Li ammazzi? Democratico e di sinistra direi. Che qui se uno poco poco evolve pare che è un pazzo. Ad avercene, gente che ha fatto pace col nemico interiore. I Pacificati del mondo. Dispiace? E certe cose non le vai a dire, non le vai a cercare. Ti raggiungono. Come la frutta di stagione. Il Win-Win, Leverage, Re-connection; googolate gente googolate. Le polpette dell’Ikea, gli Oscar. Il Papa di(s)messo. C’è un tale traffico sulle autostrade della vita di questi tempi! Cose che vanno e vengono e non tornano più. Ne arrivano altre. Nuove diciamo, e diciamo Stupiscimi. Sorprendimi. Che il nuovo fa sempre un po’ paura solo perché non lo conosci. Ma se hai cominciato a pensare in positivo c’è pure il rischio che le buone cose ti raggiungono. LaCosa corre nel web. Avevano ragione i Maya, è finito un mondo. Lo so, accade anche a me. A volte mi sentivo un campo di battaglia in cui ognuno vuole avere la meglio. Oggi mi sento un luogo in cui la poesia convive col punk. Mozart con De Andrè. Ed un certo pragmatismo va con l’intuizione. Un luogo in cui continue sinapsi collegano punti lontanissimi. E nascono nuovi linguaggi. “
Angela guarda Italia, stupita. “Tutto questo hai visto oggi? In un sol giorno?” le chiede
Italia:” Sisi. E’ tutto qui. In caldo, sotto la cenere. Ma vi ho posato sopra un ciocco e ha preso fuoco. Così io ho visto. Divampare la passione degli onesti. E ho sentito dire che un giaguaro ha cambiato di mano e con regolare contratto è stato restiuito alla savana. Di certi invece parecchio importanti, che, pare, abbiano abdicato e siano andati a casa a curare gli animali domestici. Nono anzi è certo. Solo uno, un certo nano-ballerino, ha indossato un tacco dodici per lo show del moulin bleu. E infine pare che a sera abbia finalmente cantato il gallo da più parti. Mentre Edda Dell’Orso cantava ‘Metti una sera a cena’. E un’esplosione di gioia ha fatto Bbbbooooooomm!
Dicono che c’era da far troppo per risolvere in un solo giro di Valzer. Quindi si riprova col Tango.
Solo, non ho capito ancora… ma chi sarà il nuovo premier, quel rottamato?”

Sono nata in un giorno d’inverno. Di festa. Non  una festa che le donne amano. La befana. Mia madre, conscia del potere evocativo del verbo, mi volle chiamare Victoria. Mio padre, esperto di comunicazione, mi chiamò sempre Vic. Il cognome, Brite, lo sorvolerei. Non fosse per un mio ex che disse era quello il colore dei miei occhi. Da allora me lo gioco sempre, il cognome. Lui fu comunque scaricato. Non apertamente. Non lo faccio mai. Mi stressa. Di solito vengo lasciata proprio quando non ne posso più. Mi sale un mix di irresistibile senso del possesso e arguta intuizione che è finita, la pacchia. E che sta iniziando il periodo di latenza. Quando scopi e non ti diverti.  Bbbrrrrr che ribrezzo. Il giorno in cui venni al mondo me lo ricordo. Feci una fatica boia ad uscire, che la mamma era stretta  come non lo fu mai più. Dopo ore di andirivieni riuscii a mettere fuori la testa. Le spalle non ci passavano. Ovvio. Nello spingere però una spalla si incastrò e l’altra per reazione scivolò nell’apertura e sguisciò fuori. Allora venni completamente espulsa dal corpo in un attimo. Una bizzarra sensazione mi prese le spalle. Credo fosse freddo. E qualcosa mi strinse la pancia. Forse fame. Mentre nel mio torace accadeva la cosa più anomala del mondo. Dell’aria vi entrava causandomi un’ incredibile sensazione che mi fece urlare come una pazza. In un attimo fui sulla pancia della mamma di cui riconoscevo la voce. Presi ad ascoltarla ed ebbe l’effetto ninna nanna. Come già tante volte era successo mentre ero in pancia, Intenta a formarmi un corpo. Sentii per la prima volta le mani della mamma sul mio microscopico culetto e le sue dita mi toccarono i piedi. Durò poco poi mi prese una signora mora con un largo sorriso e mi depose in una vasca di acqua calda. Oh si, quello fu un bel galleggiare. Sentii il corpo rilassarsi come per assenza di gravità. Come era stato tante volte in pancia. Ora però potevo vedere. Come ancora non avevo mai fatto. Immaginatevi. Stare concentrata nove mesi a darmi una forma. La più armoniosa possibile. E con la consapevolezza che ogni errore l’avrei poi portato su di me a vita. La consapevolezza nasce prima del corpo. E’ un principio di vita. Che evolve. Io sapevo, nel mio dna, cosa sarei diventata. Dovevo solo agirla quella trasformazione. Poi nacqui. Mi guardai intorno e vidi un’infinità di presenze. Alcune si muovevano ed emettevano suoni e calore. Esseri umani. Altre erano presenze statiche. Immobili e silenti, che trasmettevano di sé attraverso il colore e la materia di cui erano fatte. Oggetti. Ero enormemente curiosa. Alzai la testolina per guardarmi intorno e solo dopo mesi capii che tutto ha un verso sulla terra. In braccio alla mamma sentii un odore attraente, lo seguii. Lo presi con la bocca quell’odore di latte materno.  Era un seno, caldo e morbido. Il liquido mi scivolava in bocca, in gola e nella pancia. Mentre io scoprivo il mio corpo. Quel giorno fu tutta una scoperta in effetti. Arrivare in questo mondo, senza premesse. Ve lo dico, è uno shock. Talmente era tutto così strano che potevo solo osservare.  Alcune cose non riuscivo proprio a metterle a fuoco.  E improvvisamente i miei occhi venivano inondati di luce, mentre muovendo la testa  scorgevo finestre. Stavo sdraiata accanto alla mamma quando arrivò un tipetto, mi mise una mano in faccia schiacciandomela e dicendo cara. Un corno!  Compresi in breve da chi mi dovevo guardare.  Feci il giro delle braccia quel giorno. Mi presero su in molti. Mio papà aveva un modo speciale di tenermi. Gli stavo tutta nelle sue grandi mani e quando mi appoggiava vicino al suo collo sentivo un odore particolare, che poi scoprii essere bergamotto. L’essenza che lui traeva dai frutti per farne profumi.  La mamma odorava di rosa, un odore antico. Avevo indosso degli indumenti morbidi e caldi e fui grata che fossero così confortevoli. Quando la gente se ne andò mamma e papà fecero una cosa di cui gli sarò grata a vita. Crearono una penombra e proiettarono sul muro delle immagini. Le vedevo un po’ sfocate ma riuscivo a distinguerle. Ero io in pancia. Sembravo un fagiolo e niente più. Un seme in ammollo. Comparvero nuove immagini e via via andavo delineandomi come corpo umano.  Avevano registrato alcune fasi della mia crescita durante i nove mesi e con una nuova tecnologia avevano sviluppato i periodi non registrati. Sicchè ora potevo vedere in sequenza ogni cambiamento.  Era strabiliante per me vedermi al lavoro mentre mi formavo.  L’altro, il cucciolo di fratello che avevo non apprezzò la proiezione.  Cominciò a tirarmi per un braccino dicendo a mia mamma ‘butta, butta’ indicando il cestino getta carte nella stanza. Capii cosa è nascere dopo un primogenito. E non è bello. Per nessuno dei due. Tuttavia, dopo molti furti di biberon da parte sua, imparammo a fare tesoro della reciproca presenza. E a giocare a birilli.

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